Le divergenze del Pd sulla Fornero spiegate da un ex ministro ds

Al direttore - Ritengo opportuno precisare il mio punto di vista. Mi collego all’articolo di Michele Tiraboschi sul Foglio di due giorni fa e cito la newsletter di Pietro Ichino del 19 dicembre in cui si dice: “…compare un’importante intervista di Cesare Damiano sul Fatto quotidiano nella quale, a sorpresa, compare una improvvisa, imprevista apertura. di Cesare Damiano deputato Pd, ex ministro del Lavoro
5 AGO 20
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La mia dichiarazione al Fatto quotidiano non contiene nessuna particolare novità: come Ichino dovrebbe sapere, il 22 luglio del 2009 è stata presentata alla Camera una proposta di legge firmata da 80 deputati, tra i quali il sottoscritto, che ha come prima firmataria l’onorevole Marianna Madia. La proposta si intitola: “Disposizioni per l’istituzione di un contratto unico di inserimento formativo (Cuif)”.
I punti fondamentali del progetto sono questi: il Cuif può essere utilizzato dai datori di lavoro una sola volta con lo stesso lavoratore. Esso consiste in un percorso incentivato di accesso o reinserimento al lavoro suddiviso in un primo periodo di “abilitazione” a tempo determinato a cui segue l’assunzione a tempo indeterminato. All’atto dell’assunzione a tempo indeterminato inizia il periodo, denominato di “consolidamento professionale”, di durata pari alla “abilitazione”: periodo che può avere un minimo di sei mesi e un massimo di tre anni. Sessanta giorni prima della scadenza della “abilitazione” il datore di lavoro comunica al lavoratore e all’Inps se il contratto viene interrotto o se prosegue con la conversione a tempo indeterminato. In quest’ultimo caso non ci sarà un ulteriore periodo di prova. Questo è il cuore della proposta che prevede anche l’abolizione di alcuni rapporti di lavoro flessibili, la fissazione di retribuzione, contribuzione, incentivi e sgravi attraverso la contrattazione collettiva. Si prevede altresì di istituire il salario minimo nazionale per i lavoratori ai quali non è possibile applicare un contratto di lavoro. Naturalmente le persone assunte a tempo indeterminato, per lo più giovani, avranno tutte le tutele previste dall’articolo 18. Su questo punto si registra la differenza con la proposta di Ichino che propone di mantenere detta tutela soltanto per gli attuali occupati. In questo vedo una contraddizione: come si può parlare di contratto unico se si sancisce una differenza strutturale nei livelli di tutela tra le vecchie e le nuove generazioni?
di Cesare Damianodeputato Pd, ex ministro del Lavoro